Spirito e razza

Categorie:Filosofia
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In una realtà dove sempre più il piano sovversivo della globalizzazione imposto dalle fin troppo note centrali finanziarie apolidi e dalle lobby massoniche transnazionali infiltratesi come metastasi in tutti i gangli vitali della società, fa dell’uomo un essere sradicato, anonimo, indifferenziato, senz’anima, ci sembra più che mai opportuno ribadire in maniera inattenuata quei perenni valori qualitativi solo con i quali è possibile dare il giusto valore ai diversi “tipi umani” e gerarchizzare cosi le civiltà corrispondenti. Avendo questo fine, con queste note vogliamo pertanto mettere in luce, cosi come esposto da un insuperato Maestro, una delle dottrine più demonizzate, ostracizzate e vilipese dalla cosiddetta pseudocultura liberale, democratica, modernista, fino a rischiare la galera al solo nominarla. Intendiamo parlare (absit iniura verbo) del concetto di razza.
Evola nelle sue opere distingue giustamente nell’essere umano tre principi fondamentali, corpo anima e spirito. In realtà secondo il Vedanta la struttura dell’essere umano consta di sei “guaine” o “involucri”; ai fini della chiarezza espositiva possiamo però limitarci unicamente a questi tre principi.
Le considerazioni dell’uomo come ente puramente biologico è compito del razzismo di primo grado, lo studio delle razze dell’anima è lo scopo del razzismo di secondo grado, infine, come coronamento si avrà una dottrina della razza di terzo grado, cioè lo studio razziale dell’uomo in quanto non soltanto corpo e anima ma soprattutto e principalmente spirito.
La ricerca e l’individuazione delle varie razze dello spirito è in verità la radice ultima di qualunque dottrina organica, completa e tradizionale della razza, e per tale ricerca sarà fondamentale, per ogni civiltà, il modo specifico di concepire e di confrontarsi con il sacro ed il divino, deducibile, specie per quanto riguarda i tempi più antichi, non tanto da pochi e muti resti archeologici, quanto dallo studio dei simboli e dei miti che nella loro natura atemporale ed metastorica conservano al di là del tempo un carattere essenziale di perennità ed immutabilità.
Per quanto riguarda il ciclo dell’attuale umanità, superiore ed anteriore a tutte le altre è da considerarsi la razza “Solare” od “Olimpico Solare”, corrispondente alla tradizione primordiale Nordico-Iperborea.
Segni caratteristici di tale razza sono una naturale soprannaturalità, l’unione di spirito e potenza in una sintesi di calmo e sicuro dominio, di prontezza all’azione, un senso di “centralità” e di incrollabilità che si impone naturalmente all’esterno, destando simultaneamente venerazione e terrore, come di fronte ad ogni manifestazione del sacro, per cui essa è naturalmente destinata al comando ed alla funzione regale ed imperiale.
In essa si uniscono ghiaccio e fuoco come nella sede nordica originaria ove concretamente si manifestò in tempi primordiali.
Ghiaccio come simbolo di trascendenza ed inaccessibilità, fuoco come qualità radiante capace di apportare luce, donando agli esseri vita e calore, ma sempre quasi in sovrana indifferenza, in una superiorità a qualunque trasporto, sentimento e preoccupazione umana.
Anticamente il simbolo dell’oro ha sempre avuto relazione con questa forma di spiritualità, e questo tipo di razza politicamente si manifestò nelle origini come regalità divina, unendo in una sintesi superiore la funzione regale e quella sacerdotale, unione particolarmente chiara a Roma dove l’Augusto univa al potere dell’Imperium la dignità Pontificale. Le designazioni simboliche di razza “celeste” e “divina” indicano inoltre l’assenza di qualunque dualismo, di qualunque separazione ontologica tra l’umano ed il divino, e non come velleità umana o usurpazione titanica, ma come naturale aderenza dell’uomo ad una realtà sovrannaturale. Le altre razze dello spirito hanno origine da una separazione dei due elementi “spiritualità” ed “umanità” che si trovano riuniti nella razza solare primordiale.

Per prima consideriamo la razza “Lunare” o “Demetrica”. In tale razza il senso della centralità e dell’immedesimazione con lo spirito è andato perduto, o per naturale involuzione, prevalendo, per usare la terminologia indo-aria, l’ignoranza sul sapere, o per incroci con razze di tipo tellurico che oscurarono l’originaria qualità solare. Secondo la legge del simbolismo, infatti, mentre l’elemento solare ha in sé il proprio principio, quello lunare lo riceve da altri, cosi come la luna riceve dal sole la propria luce. L’uomo pertanto, non è più il centro della realtà spirituale ma è colui che la “contempla”, che ne studia le leggi assimilandole sotto forma di armonia cosmica, superando così il tellurismo ed il vincolo della materia, ma non raggiungendo più la pura azione e potenza spirituale del tipo solare. Pur tuttavia si ha in tale civiltà una sublimazione della legge della terra e della natura, la Luna come “Terra Celeste”, come ricordato dal Bachofen, con una purificazione della realtà vista attraverso una luce pura e calma come la luce lunare, nel segno di una sacralità “Demetrica” posta essenzialmente sotto il segno femminile della Madre e della Vergine, per mezzo delle quali la materia viene ordinata eliminando in essa ciò che ha di selvaggio, di ribelle e di caotico. Venuta meno la sintesi originaria tra funzione regale e sacerdotale, lunare è l’uomo sacerdotale che di fronte allo spirito si comporta con un senso di remissione e mistica dedizione.
Lunare è altresì ogni forma di intellettualismo e riflessione così come evidenziato dalle antiche tradizioni che misero in relazione con la luna ogni forma di cerebralismo e di raziocinio, contrassegnando invece il cuore con le forme superiori e più elevate della conoscenza. Nel campo politico ovunque avviene una separazione tra potere regale e potere sacerdotale, con il prevalere del secondo sul primo, si afferma inevitabilmente lo spirito lunare, così come lunare è l’uomo che riceve da altri, da una casta sacerdotale non regale, la consacrazione del suo potere.
Come riferimento storico sotto un segno “lunare” possiamo considerare un insieme di civiltà dell’antico bacino del mediterraneo che vanno da quella Minoico-Micenea a quella Pelasgica, da quella Etrusca fino a reviviscenze anche di carattere sapienziale come il Pitagorismo.
Terza razza individuabile in base alle antiche tradizioni è quella “Tellurica”, “Titanica” o “Prometeica”, naturale antitesi dell’uomo “Demetrico” o “Lunare”. Nel momento in cui andò perduta la dignità solare delle origini, in tale razza bisogna soprattutto considerare la degradazione della virilità, concepita ora non più come attitudine nello spirito, ma unicamente come forza fisica, durezza, brutalità, affermazione violenta e selvaggia anche nel segno di una immedesimazione con le forze infere e demoniche della natura, legate anticamente a taluni aspetti del culto di Poseidone e del fuoco sotterraneo di Volcan. Altra caratteristica di tale razza è il tentativo di usurpare con tali forze infere la dignità posseduta in origine dalla razza iperborea come nella rivolta dei “Mlecchas”, guerrieri degradati sterminati da Paracu-Rama, la divinità dall’ascia folgorante della più antica spiritualità ario-vedica.
Altra razza dello spirito è quella Afroditica. In essa il tellurismo e la materialità assumono i caratteri di un’estrema raffinatezza dell’esistenza, accentuando nella vita esteriore tutto ciò che è sfarzo, lusso, raffinatezza, bellezza, anche nel segno di uno sviluppo accentuato del mondo delle arti e di un prevalere del sentimento estetico. Ma all’interno sussiste una passività, un’inconsistenza che determina un dipendere dalla sensualità ed un predominio del potere fascinatore della donna vista non più come Madre o Vergine pura e casta, ma come Amante ed Etera.
Una razza Demetrica che di fronte ad usurpazioni di tipo titanico, non disponendo dell’autorità superiore dell’uomo solare, fa proprie le stesse forme violente e materiali dell’avversario, caratterizza invece l’uomo e la razza Amazzonica. Nel mito infatti l’amazzone appare come la donna che di fronte all’uomo vuole imporsi ricorrendo ad un modo di essere virile, tradendo cosi la sua vera natura. Fuori dal simbolo l’uomo amazzonico è quello che pur rimanendo nell’essenza legato ad una spiritualità lunare, ugualmente vuole affermarsi all’esterno nel segno di forze non più trascendenti ma unicamente brute, materiali e falliche.
Per ultimo si deve considerare la razza degli Eroi, con riferimento alle tradizioni riportate da Esiodo, il quale riferisce che Zeus, il principio olimpico solare, di fronte alla corruzione dell’umanità, incombendo già l’età dell’estrema decadenza, l’età del ferro o Kaly yuga, avrebbe generate una razza, quella degli Eroi, munita virtualmente della possibilità di riconquistare, attraverso l’azione, l’immortalità e la dignità dello stato solare primordiale. Si tratta pertanto di un ciclo di civiltà nel quale si manifesta, in un mondo già decaduto, il tentativo di restaurare la Tradizione delle origini sulla base del principio e della qualificazione guerriera.
Qui il principio solare non è più una qualità innata ma un compito da realizzare in base ad una potenzialità, un’eredità spirituale da riconquistare con il rigore di un’azione sacra, dell’ascesi e del distacco. Qualora ciò avvenga sarà ancora possibile la conquista dell’immortalità e della dignità solare delle origini, superando sia la deviazione titanica affermatrice di una forza oscuramente materiale, sia il limite delle varie forme di spiritualità lunare, afroditica ed amazzonica, poste sotto il segno della donna.
Storicamente, infine, possiamo ricordare che proprio al ciclo eroico appartengono e debbono la loro grandezza civiltà apparse in Occidente in pieno Kaly yuga come quella Romana e quella Ellenica. Gli esempi più elevati delle possibilità e della vocazione del tipo della razza eroica Ario-Nordica sono rappresentati nella civiltà Ellenica dal Mito di Eracle, conquistatore dell’immortalità, e nella Civiltà Romana, dalle figure di Cesare, di Augusto e degli Imperatori del Sacro Romano Impero, nella Storia conquistatori vittoriosi. 

Viator

                EnricoII

                        Giove

                          Augusto

2 Comments

  1. Dario Moscarelli
    Dario MoscarelliRispondi
    2 dicembre 2018 alle 23:34

    Più che spirito personalmente preferirei parlare di Logos o Brahman e sono ‘superiori’ quelli che sono in grado di risvegliarsi e raggiungere nel proprio cuore l essenza dell unione mistica tra logos interiore (Atman) e Logos Assoluto, e questa è l’ascesa alla Conoscenza

    • Rocco
      RoccoRispondi
      3 dicembre 2018 alle 23:17

      Se concettualmente sono d’accordo che si potrebbe parlare di Logos o Brahman,il termine Spirito è più adatto a farsi comprendere dalla cultura occidentale.

      l’unione con l’Assoluto non è mistica ma ontologica,e più che unione si deve parlare di identificazione.

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