Romanitas

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La storia della religione romana costituisce un enorme processo attraverso il quale il profondo e severo moralismo dei prischi Romani fu alterato, decomposto, distrutto, dall’antropomorfismo di una religione greca decaduta e dalla contaminazione con culti orientali esogeni ……..
E fu così che la coscienza religiosa di un popolo fortissimo cadde facile preda di religioni che erano tanto ricche di valori estetici, quanto povere di valori etici; e l’umanità perdette per sempre quella mirabile scuola di serietà che era la prisca religione romana, per abbandonarsi ad una concezione della divinità la quale, dopo aver abbassato la coscienza romana, abbassa pure la nostra.
V. Macchioro “Roma Capta. Saggio intorno alla religione romana”.

Nel II secolo dell’era cristiana l’Impero di Roma comprendeva la parte più bella della terra e la porzione più civile del genere umano. Le frontiere di quell’immensa monarchia erano difese dall’antica fama, dal valore e dalla disciplina. Il dolce ma potente influsso delle leggi aveva cementato poco a poco l’unione delle province, i cui pacifici abitanti godevano dei vantaggi della ricchezza e del lusso. Per un felice periodo di più di ottant’anni, la pubblica amministrazione fu diretta dalla virtù e dall’abilità di Nerva, di Traiano, di Adriano e dei due Antonini………
Se qualcuno dovesse stabilire nella storia del mondo il periodo nel quale la razza umana fu più prospera e felice, dovrebbe senza esitazione nominare quello che andò dalla morte di Domiziano all’avvento di Commodo. La vasta estensione dell’Impero Romano era governata da un potere assoluto sotto la guida della virtù e della saggezza. Gli eserciti furono tenuti dalla mano forte, ma moderata, di quattro successivi Imperatori, il carattere e l’autorità dei quali imponevano un volontario rispetto.
E. Gibbon, “Decadenza e Caduta dell’Impero Romano”.

I vinti non invidiano e non odiano la vittoriosa Roma. Essi dimenticano già di essere stati indipendenti, perché godono tutti i benefici della pace ed hanno parte a tutti gli onori. Le città dell’Impero sono fulgide di grazia e di bellezza, e tutta la terra è come un giardino fiorito. Solo gli uomini che vivono fuori dal dominio romano sono da compatire. Per opera dei Romani la terra è diventata la patria di tutti: tanto l’elleno che il barbaro possono andare dovunque, come da patria a patria. Non ci mettono più spavento le gole selvagge della Cilicia e i deserti sabbiosi dell’Arabia e le orde barbariche: per esser sicuri, basta esser Romani. I Romani hanno fatta divenir vera la frase di Omero, che la terra è di tutti.
Elio Aristide, II sec.

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