Roma e la Tradizione Primordiale

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Al di là del nord, dei ghiacci, della morte, la nostra vita, la nostra felicità (F. Nietzsche).


Augusto

È insegnamento concorde di tutte le Tradizioni che il centro originario di tutto ciò che nel nostro ciclo è Tradizione, sia stato Iperboreo, cioè Nordico-Polare. Polare ed Artica è stata quindi la patria originaria di tutti i popoli Indo-Europei che in migrazioni successive crearono Civiltà  e Centri Tradizionali nei vari luoghi e nelle varie epoche, in Oriente come in Occidente.
La Tradizione Primordiale attualizza in sede universale ciò che nelle varie Tradizioni si differenzia in rapporto alle diverse culture. Si pensi ad un mondo primigenio dove tutto è sacro nell’assoluta immanenza del divino e nulla è profano nell’assoluta trascendenza della vita. Si pensi all’assenza di ogni tempio, dato che Tempio è l’intero Universo, all’assenza di ogni rito, dato che Rito è l’intera vita. Si pensi ad ogni gesto come gesto di luce e di potenza che si prolunga nell’Infinito, in pulsazioni cosmiche, in corrispondenze simboliche di pienezza Spirituale, là  dove il destino dell’uomo e la volontà  Divina sono un’unica cosa, là  dove la Morte non ha ancora stabilito il suo potere. Si pensi alla vita come ad un unico vasto respiro ritmato dal lunghissimo giorno e dalla lunghissima notte nell’incontaminata purezza delle regioni Polari.

Tali, sinteticamente sono i caratteri della Tradizione Primordiale, identificabile, nella dottrina dei cicli, con l’Età  dell’Oro. L’incongruenza apparente di tale concezione viene meno se si pensa che a causa di fenomeni astronomici come la precessione degli equinozi e lo spostamento dell’asse terrestre, in epoche remotissime il clima delle regioni polari sia stato temperato, e quindi adatto alla vita dell’uomo. Il congelamento sarebbe quindi intervenuto in tempi successivi, determinando, nell’arco di millenni, varie ondate migratorie. Il ricordo di questo cataclisma presente in varie Tradizioni è particolarmente chiaro nella Tradizione Aryo-Iranica, dove è detto che l’arya-nem-vaejo, il seme della razza arya, era posto nell’estremo Nord. L’Asgard, sede sacra degli Asen, gli eroi divini della Tradizione nordico-scandinava è chiamato la “Terra Verde”, nome che è rimasto come un eco nell’attuale Groenlandia (grunes=verde, land=terra). Sempre nella Tradizione nordico-scandinava un altro nome della patria artica è Mitgard, che vuol dire “Terra del Centro” o “Terra  Polare”. Questo fu anche il nome dato dagli Elleni ad una mitica terra dell’estremo Nord, sede degli Iperborei, da dove sarebbe venuto Apollo, il Dio uranico e solare delle razze doriche discese appunto dal Nord. Inoltre, nelle Tradizioni classiche il mare boreale veniva chiamato mare Cronide, cioè mare di Saturno (Cronos = Saturno), designazione significativa se si ricorda che Cronos-Saturno è il Re o Dio dell’età dell’Oro. Le Tradizioni Celtico-Irlandesi a loro volta ci parlano della razza divina dei Tuatha-de-Danam la quale sarebbe venuta da una mitica terra Nordica, l’Avallon. Per quanto riguarda una patria originaria Artico-Polare nei Veda, le citazioni sono così numerose ed importanti che non possiamo che rimandare il lettore all’opera fondamentale di Tilak “L’uomo artico nei Veda”.
Ci piace infine ricordare, in tempi storici, l’Imperatore Romano Costanzo Cloro, che guidò una spedizione ai confini settentrionali della Britannia non tanto per ragioni politiche o militari, ma per portare le aquile vittoriose più vicine alla mitica terra polare originaria.
Molte cose ancora si dovrebbero dire sul simbolismo e sul mistero del Polo, ma perlomeno è doverosa sul piano dottrinario un’ultima precisazione; quella di non confondere la Tradizione Iperborea con cicli di civiltà di carattere Matriarcale o Ginecocratico. Civiltà di quest’ultimo tipo risultano assai estese in un’area vastissima che va dal bacino del Mediterraneo, fino in Asia ed al sud dell’India. In tutte queste civiltà il vertice sacro è rappresentato da divinità con i tratti della “Grande Madre”. Generata direttamente nelle oscure profondità della Terra nella potenza primigenia dei suoi attributi fecondanti nasce e si esaurisce ogni forma di vita. Nella impassibilità dei suoi volti di pietra si manifesta il ritmo immutabile della Natura, il perenne alternarsi di nascita e morte, il ciclo senza fine di generazione e dissoluzione, la legge sotterranea ed inesorabile della Natura, per la quale illusoria è ogni individualità, irrilevante ogni distinzione, effimera ogni esistenza.
Di contro, la Spiritualità Iperborea ha un carattere “Paterno”, uranico, di luce immutabile, di calmo ed assoluto dominio, di trascendenza priva di passione. Pura luce di altezze celesti nell’immortalarsi dell’uomo al di là di qualunque legge della Natura.
Da questo fondamentale punto di vista sarebbe opportuno sostituire all’opposizione in fondo fittizia e fonte di equivoci tra Oriente ed Occidente, quella più essenziale tra Nord e Sud, tra razza Iperborea e razze e culture di diversa origine.
Detto questo, cerchiamo di riconoscere qualche segno che possa collegare Roma alla Tradizione Primordiale, il che equivale a sostenere l’esistenza di una Tradizione Iniziatica Romana nel passato e, ci sia consentito, nel presente. Un Dio prettamente romano, Giano, con le due chiavi, una d’oro e l’altra d’argento, simboli del Dio insieme allo scettro ed alla nave, apriva è chiudeva le porte del Cielo. Il nome stesso di Giano, secondo l’etimologia di Cicerone, deriverebbe da “eundo”, quindi sarebbe collegato alla voce “in-ire”, “inizia”, quindi “Dio dell’Iniziazione”. Giano, infine, è chiamato “Padre degli Dei”, e “Dio degli Dei”. Ora se questi sono simboli di forze cosmiche determinate, Egli, Giano, nella sua assoluta indeterminatezza che comprende ogni forma è veramente l’essenza del divino, il fondamento più profondo della Tradizione Romana e del suo innestarsi nel grande solco della Tradizione Primordiale. Tutti conoscono la tradizione greco-latina delle Quattro Età; la più antica, l’Età dell’Oro, era stata la più bella, l’età beata cantata dai poeti e rimpianta dagli uomini. I Romani, secondo un’antichissima tradizione, identificavano quell’età con i “Saturnia Regna”, dal momento che Saturno, espulso dal Cielo, era approdato nel Lazio quivi nascondendosi, accolto benevolmente da Giano, primo re di quella regione, che lo ricevette regnando con lui durante l’Età dell’Oro. Gli Antichi dicevano anche che il Lazio era così chiamato perché Saturno vi si era nascosto (latere=nascondere, Virgilio). Leggende antichissime parlano anche di una città di Saturno sul Campidoglio, detto per questo Saturnius Mons. Agli abitanti del Lazio, Saturno insegnò l’agricoltura e l’arte della navigazione ed alla fine sarebbe subitamente “svanito” dalla Terra. La conclusione da trarre da quest’insieme di dati è che la Tradizione Romana deriva direttamente dalla Tradizione Primordiale, ed occultamente mantiene nel Lazio la sua presenza.Per avvalorare quanto detto è importante far notare la corrispondenza tra Saturno e la denominazione sanscrita dell’età dell’Oro. Il primo dei quattro cicli, o yuga, della Tradizione Vedica, è infatti chiamato Satya-yuga, l’età buona, la vera età così come il prefisso “sat” unito al suffisso “urnus” dà il nome di Saturnus, Dio dell’età dell’Oro.

Un ultimo raffronto vogliamo proporre, tra Roma ed una delle ultime regioni abitate prima delle solitudini Polari. All’ estremo settentrione della Scozia, come sospese tra il ciclo e l’oceano, si trova un gruppo di isole, le Orcadi, con imponenti resti di rovine megalitiche, che sicuramente in un passato remotissimo furono considerate molto importanti in ordine a quella che già gli antichi chiamarono geografia sacra. Ebbene, la più grande di queste isole, si chiama Mainland, ma essa da sempre è conosciuta dagli abitanti con il nome di Pomona, lo stesso nome di una delle divinità più antiche e misteriose della Roma arcaica. Ed ancora per quello che concerne la simbologia della Roma arcaica i sette colli rappresentano lo specchio terreno della costellazione boreale dell’Orsa Minore, con il Palatino (il futuro Palatium, sede del potere imperiale) a rappresentare la stella Polare. Tutte corrispondenze che si spiegano con la volontà di fondare un nuovo Centro nel quale far rivivere attraverso il simbolismo geo-astronomico, le caratteristiche dell’originaria Tradizione Nordico-Iperborea.

Cartina dell’impero romano

VIATOR

Bibliografia: J. Evola; R. Guenon.

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