La Tradizione Romana

Categorie:Storia
admin

La Tradizione Romana

versione stampabile

Mai come oggi, di fronte allo scatenamento di forze dissolutrici, in una realtà dove materialismo e divagazioni pseudo-spiritualiste fomentano le più pericolose illusioni, si rende necessario un ritorno integrale alla Tradizione, non più come riferimento intellettuale, ma come vocazione eroica e potenza evocativa affinchè forze divine discendano a ristabilire, di contro al caos, una nuova e normale civiltà.

Con il materialismo, con la potenza disanimata ed in fondo illusoria della scienza e della tecnica moderna, l’uomo ha costruito un mondo artificioso alterando irreparabilmente i ritmi della natura, scatenando forze che non riesce più a controllare; tutto ciò avendo necessariamente come controparte il crescere dell’aridità, dell’angoscia, del vuoto, della banalità ed inutilità di un’esistenza priva di qualunque giustificazione profonda e riferimento superiore. Da ciò, come reazione, un proliferare vorticoso di sette, centri, gruppi ed associazioni, ognuno con una sua proposta salvifica: dottrine orientali mal comprese adattate ai peggiori pregiudizi della cultura moderna, malsana curiosità per il sub-cosciente ed il paranormale, ritorno morboso di interesse per le varie forme di magia e di occultismo, proposte di un ritorno alla Natura nel segno di un panteismo promiscuo ed irrazionale, dove la personalità si perde e si annulla nell’ambiguità di un “Infinito” non meglio specificato. Tutto il mondo variegato e tentacolare del neo-spiritualismo contemporaneo, dove si finge luce nelle tenebre, dove al di là delle diversità delle forme si riflette un identico clima di confusione, di stanchezza, di evasione, e dove, soprattutto, al di là delle intenzioni ed aspirazioni dei singoli, troppo spesso viene ad essere propiziata l’apertura alle forze infere e demoniche del subumano.
In tale situazione affinché la ricerca di una via spirituale non diventi una sterile speranza o una pericolosa illusione, bisogna intanto comprendere che questa ricerca deve risolversi nell”adesione alla propria ed originaria Tradizione; e per noi, per l’uomo Occidentale ed Europeo, tale Tradizione non può essere che la Tradizione Romana, intesa non come vuota e retorica ripetizione di un passato, ma come adesione integrale, adattata ai tempi, di quei principi di verità contenuti negli Antichi Simboli. Lo ripetiamo, tutti i popoli europei non hanno altra loro Tradizione comune al di fuori di quella Romana, da realizzare nell’armonia e nella totalità dei suoi sviluppi comprendenti la coesistenza dell’Azione e della Contemplazione. Sacralità delle Spade consacrate nel Tempio, e sacralità del Tempio custodito dalle Spade. Nessun compromesso può ormai salvare l’Europa se non il ritorno risoluto alla verità, e quindi a ciò che è sacro e metafisico.

Da secoli il centro del mondo è in Roma, intesa non come sede di un particolare potere politico o religioso, né come megalopoli moderna, né come capitale di un Impero, da venerare tra rovine archeologiche di un vasto cimitero, ma preciso punto focale di quella geografia sacra conosciuta dagli antichi e completamente ignorata dai moderni.
Luogo di forza assoluta, punto di incontro e di contatto tra Cielo e Terra, porta sacra attraverso la quale si manifestano luminose influenze spirituali; tale è per noi il segreto della perennità e dell”aeternitas” di Roma.
In Roma s’incentra così ogni inizio ed ogni fine, ed ogni tensione di rilievo, ovunque si svolga, è legata con vincoli sottili ed arcani al cuore del Lazio, e sacre valenze dei vari popoli potranno ritornare ad agire sulla realtà con il loro potere, solo se prima, in Roma, il fuoco dei nostri padri tornerà a manifestare la sua luce e la sua potenza.

Giacché spesso ci troveremo ad usare il termine di Tradizione, rimandando agli scritti di Maestri come Evola e Guenon per un necessario approfondimento, vogliamo qui sinteticamente ricordare che per Tradizione bisogna intendere quell’insieme di norme di carattere religioso, giuridico, etico e sociale, interessanti pertanto tutti i domini della vita, con le quali viene gerarchicamente stabilito e mantenuto l’effettivo contatto tra il divino e l’umano, permettendo così ad ogni uomo di realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, l’unico vero ed altissimo scopo della vita: il ritorno a Dio nel sacro, in Dio e nel sacro superando la fallace illusione della dualità.
Al di sopra di tutte le varie Tradizioni vi è la Tradizione Primordiale o Iperborea la cui sede corrisponde oggi alle regioni nordico-polari, nella quale l’adesione dell’uomo al principio divino era diretta immediata e risolutiva fino all’identificazione assoluta. Dalla Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea, eccelsa sorgente purissima, derivano come grandi fiumi volti ad irrigare e fecondare le valli, le varie Tradizioni d’Oriente e d’Occidente, di quelle che si è convenuto definire civiltà Indo-Europee, tutte collegate alla Tradizione Primordiale, cui devono l’ortodossia dei loro principi e l’efficacia dei loro metodi atti a ricongiungere l’uomo al principio divino.

Improvvisamente appare una nuova visione del mondo.

Nel periodo che va dal VII al V secolo A.C. una profonda crisi altera il retaggio della Tradizione in Oriente come in Occidente. In Cina, in India, in Iran, vi è ancora la forza di reagire: la dottrina metafisica di Lao Tse, le riforme sociali di Confucio, il realismo trascendente del buddismo, gli insegnamenti religiosi di Zoroastro, contrastano nei vari domini dell’esistenza l’azione delle forze dissolutrici. Altrove le resistenze sembrano travolte. In Egitto la religione lunare e sacerdotale di Iside prende il posto della sacralità regale dei Faraoni, in Grecia il nudo e severo stile dorico è alterato dall’empito dionisiaco, dalla fascinazione afroditica. Nel sensualizzarsi della vita, nel prevalere estetizzante delle involute e raffinate forme ioniche e corinzie, riemergono oscure forze pre-elleniche, ritorna un naturalismo orgiastico, rivivono quelle divinità femminili e notturne dalla testa d’asino e di serpente già vinte dalle migrazioni Ariane, già sconfitte dalla stirpe sacra e guerriera degli Eraclidi, già domate dal gesto di comando e dallo sguardo luminoso dell’Apollo Iperboreo. Con l’aprirsi alle dimensioni inferiori dell’esistenza, nella vertigine di una caduta, la mente dell’uomo genera tutti i fantasmi che lo corromperanno, tutte le illusioni e le falsificazioni che avranno nel mondo moderno il loro pieno sviluppo.
Non più la verità perenne del Mito, la grandiosità dell’Epica, il creare impersonale che sovrasta il Tempo, ma le fragili opere del letterato, l’individualismo effimero dell’artista, il dipendere dalle contingenze, dalle opinioni, dalle mode. Non più la conoscenza dell’Universo attraverso i simboli viventi della Natura, ma il limite dell’indagine fisica, il vincolo oscuro delle leggi della materia. Non più la Sapienza Trascendente, la potenza del Rito, la certezza dell’intuizione metafisica ma lo speculare del razionalismo, le vane costruzioni della filosofia, le prevaricazioni dell’umanesimo gli sfaldamenti del sentimentalismo.
Come un’oscura notte l’ultima fase del Kali-Yuga cala con la sua ombra sui giorni dell’uomo. La nascita di Roma in tale momento è un’ultima grande reazione. Luce improvvisa nel crepuscolo di civiltà millenarie, Roma rappresenta una rinascenza adattata al mutare dei tempi della Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea.L’essenza di Roma si dissolve qualora non si riconosca in questo retaggio la sua anima più profonda, segreta, misteriosa, e non si veda la sua portata rivoluzionaria nei confronti delle preesistenti civiltà. Contro le pretese di dominio degli Etruschi, delle colonie Greche e Fenicie, dei vari popoli Italici, contro le loro concezioni del Diritto, della Giustizia, dello Stato, della Religione, improvvisamente appare una nuova visione del mondo, irradiandosi con una forza che assimila e travolge ogni cosa, attualizzandosi nei secoli con tenace e dura volontà, in una tensione continua, in un dramma nel quale vicende e personaggi si elevano al valore di miti e di simboli della perenne lotta tra cosmos e caos, tra luce e tenebre.
E questa vocazione a plasmare le forze caotiche ed irrazionali della Storia nell’equilibrio e nell’armonia di un cosmos, rimarrà l’asse immutabile di tutta la Storia Romana, dal primo solco tracciato da Romolo sul Palatino fino all’ultima difesa delle frontiere dell’Impero ai confini del mondo. Abbiamo accennato alla portata rivoluzionaria che la nascita di Roma rappresenta nei confronti delle altre civiltà. Per comprendere ciò è fondamentale partire dal nucleo centrale della Religione Romana, dal concetto di sacralità che la distingue dalle altre culture. In altre religioni il divenire storico viene subordinato alla cosmologia. La storia, non realtà, passa, il cosmo, realtà, resta. A Roma accade il contrario, la storia resta ed il cosmo può essere modificato. La “storia che resta” non è però una successione di eventi profani, bensì la loro trasformazione in fatti significativi in quanto ordinati e collocati dalla volontà dell’uomo nei vari ambiti del vivere sociale. La “demitizzazione”, fatto del tutto nuovo ed eccezionale, non è quindi una carenza, ma una tendenza culturale che già permette di individuare Roma come unità culturale particolarissima ed unica tra le civiltà del mondo antico. Il senso di un’azione demitizzante va ricavato per antitesi dalla funzione del mito. Il mito presuppone una distinzione qualitativa del tempo, da una parte il mitico tempo sacro delle origini, dall’altra il tempo storico, profano. La demitizzazione presuppone un tempo unico, nel quale, in ogni istante, possa calarsi la sacralità, altrimenti relegata alle origini.
Il conferimento di sacralità alla Storia è un elemento fondamentale della cultura romana, ed al collegio sacerdotale più elevato, quello dei Pontefici, era devoluto tra gli altri, il compito di sacralizzare il tempo che diviene così storia sacra. Il rapporto con la realtà, oltre che da una qualifica del tempo attraverso l’azione dei Pontefici, dipendeva in grandissima parte da una precisa ritualità. Non esiste religione senza rito, ma forse in nessuna religione l’azione rituale è così pregnante e fondamentale come a Roma. Vogliamo ricordare che la radice di rito è la stessa di “rta”, ordine, il concetto cosmogonico fondamentale della religione Vedica con la quale sussistono profonde e fondamentali analogie con la religione romana.
Ciò che intanto va evidenziato è che tra le varie funzioni, il rito romano ha il potere di comunicare al singolo una precisa “personalità” con il conferimento attraverso il rito di uno “ius”, ossia di un diritto da far valere in quanto riconosciuto dallo Stato; ed è proprio la capacità di conferire “iura” a qualificare selettivamente il rito romano. L’aspetto fondamentale consiste nel fatto che lo “ius civile”, deriva dalla partecipazione alla “civitas”, e testimonia il superamento dello ius naturale; il che in termini storici si realizza rendendo prima all’interno “cives romani” i plebei, poi all’esterno i vari popoli.
I singoli, nello ius naturale sono collegati per nascita ad un territorio. Contro questo stato di cose si contrappone la “civitas”, Roma, che assorbe e trasforma le comunità territoriali. Il “civis” esiste ora in relazione alla “civitas” e la rottura dei rapporti dello “ius-naturale” comporta anche una rivoluzione religiosa. Tale nuova sacralità non è più quella naturalistica ed in fondo passiva dell’appartenenza ad un territorio, ma quella attiva del “voluto”. Tutto appartiene ora alla “civitas” ed è ora l’uomo, con la sua volontà, con il suo sacrificio, con il suo agire in conformità all’ordine divino, a rendere sacra la realtà, in una sintesi creativa che ancora non conosce la frattura profana tra dominio politico e statale e dominio sacro e religioso.

VIATOR

Cesare

      Ratto delle sabine

Traiano

Bibliografia:
D.Sabbatucci – La Religione Romana
J.Evola – Rivolta Contro Il Mondo Moderno

Lascia un commento

Nome*
Email*
URL
Il tuo messaggio*

(È possibile utilizzare anche codici HTML)