La Religione Romana

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Riguardo alla religione romana il primo pregiudizio da sfatare è che questo popolo sia stato incapace di qualunque speculazione metafisica e sentimento religioso manifestando unicamente una natura brutale e violenta, temperata, questo per lo meno tutti lo ammettono, unicamente dalla elaborazione di un “corpus” giuridico la cui grandezza è tuttora incontestabile.
Ebbene, di fronte a tali pregiudizi nati prevalentemente nell’Illuminismo ed in talune correnti occultistiche di stampo massonico del XIX secolo e volgarizzati e diffusi dagli studios hollywoodiani, vogliamo ricordare una poco citata riflessione di Cicerone il quale si chiede perché altri popoli, pur in possesso di doti anche superiori a quelle del popolo romano, non sono riusciti a raggiungere la grandezza di Roma. “I Greci sono più dotati di noi nel campo artistico, nella scienza, nella dialettica, i Germani ci superano nella forza dei corpi, gli Iberici nella ferocia dei combattimenti, i Fenici nella perizia del navigare e nell’abilità commerciale, gli Orientali nella ricchezza, nell’astuzia e nella raffinatezza dei costumi; cosa dunque ha dato a Roma una superiorità decisiva, una indefettibile vocazione al dominio assoluto sul mondo? In che cosa il Romano è stato a tutti superiore? Qual è il segreto della grandezza di Roma? Nel fatto – continua Cicerone – che i nostri antenati, uomini religiosissimi – maiores nostri religiosissimi vires – hanno sempre conformato il loro agire alla scrupolosa osservanza della “pietas”, della “religio” e di quella sapienza teologica e conoscenza degli Dei che è sempre stata la principale caratteristica del popolo romano – sed pietate ac religione atque hac una sapientia, quod deorum numine omnia regi gubernarique perspeximus – (Cicerone, Dei responsi degli aruspici, Vegezio, Epitome).
Torneremo su questo punto fondamentale senza il quale la Storia Romana rimane un enigma, per ora ci basti questa essenziale considerazione: che proprio nella religione, nella conoscenza del divino il Romano vedeva la causa della propria grandezza, di una grandezza che diventa empietà voler contestare in quanto essa è la manifestazione nel mondo della ” volontà degli Dei “. Per capire cos’è stata a Roma, o più in generale nel mondo antico, la religione, niente è più utile che, per contrasto, compararla con ciò che oggi s’intende e si vive come religione. Innanzi tutto la separazione tra sacro e profano che per l’uomo moderno è ormai un dato di fatto in un processo inarrestabile di “desacralizzazione” nel quale il profano ha occupato tutti gli spazi dell’esistenza, era nel mondo antico, in via di principio, inesistente,dal momento che ogni aspetto della vita, ogni attività umana, diventava ” reale ” solamente in quanto riflesso ed emanazione di una forza divina. Credere od affermare che qualcosa sia o possa essere profano vuol dire soltanto essere vittima di un’inguaribile cecità intellettuale ed atrofia spirituale con la quale si pretende di dare al nulla una parvenza di esistenza.
Del resto la divisione tra un esigua minoranza sacerdotale che sola si presuppone abbia il privilegio di intercedere e far da tramite con il divino per la gran massa degli uomini la cui vita non avrebbe di per sé nessuna possibilità di trascendimento, gregge di pecore nelle mani e sotto il bastone del pastore, è un segno di decadenza tipico della religione venuta a predominare in Occidente, ed è completamente assente nel mondo antico.
Bisogna peraltro aggiungere che dalla Rivoluzione Francese in poi la cultura moderna non ha fatto altro che precipitare nel baratro favorendo in tutti i modi la profanizzazione della vita in nome di una presunta liberazione ed emancipazione da dogmatismi ed oscurantismi di epoche buie. Accecati dall’ignoranza di qualunque principio metafisico, allucinati dal falso mito del progresso, inebriati dalle conquiste di una scienza al servizio solo dei bisogni materiali, gli esponenti di questa falsa cultura hanno intossicato le masse inconsapevoli con le loro menzogne troncando anche gli ultimi legami con la Tradizione, aprendo così definitivamente le porte alle forze della dissoluzione e del caos
Per quanto riguarda la Romanità il contrasto tra stato laico e stato confessionale, che tanto ha occupato le menti di filosofi, storici e politici, non è mai esistito in quanto tra Stato e Religione vi era una perfetta e totale identità. Lo Stato infatti,in conformità all’ortodossia della Tradizione, basava la sua esistenza non su un qualsivoglia “contratto sociale”, ma unicamente sulla trascendenza del principio di Autorità e Gerarchia, legittimando così il suo potere in quanto manifestazione immanente e visibile di una forza divina capace di assegnare ad ognuno, secondo giustizia, rango e funzione, ( Giustizia è la costante e perpetua volontà di dare a ciascuno il suo, Ulpiano, Digesto ).
Nessun popolo come il Romano fu più attento e scrupoloso nell’interpretare e decifrare i vari segni con i quali gli Dei esprimevano il loro volere adeguando in tutto e per tutto l’agire umano alla volontà divina sacralizzando così la loro Storia fino alla edificazione di un impero universale. Da questi principi derivava l’intimo legame tra azione politica e funzione religiosa, il magistrato romano era anche sacerdote e qualunque decisione dello Stato poteva essere ratificata solo se il rito dimostrava che era confacente alla volontà divina, e tra i due aspetti, quello puramente politico e quello sacro, era a quest’ultimo che si dava maggior importanza. Quando il console Flaminio fu sconfitto da Annibale il Senato decretò che la causa di quella sconfitta non era dovuta a mancanza di coraggio o di valore, ma al fatto che Flaminio, prima di andare incontro al nemico non aveva officiato i riti prescritti. Oltre i riti pubblici esistevano i riti ed i culti privati verso i quali lo Stato Romano dimostrava il massimo rispetto. Ogni famiglia, ogni gens custodiva gelosamente il proprio fuoco sacro, il ” pater familias ” celebrava i riti per tutta la sua gente rinnovando e perpetuando il legame con la forza divina dell’avo primordiale alla quale quella famiglia doveva la sua ” nobilitas “. Al centro della domus si custodivano le maschere, ” imagines “, degli antenati che presenti nel fuoco come forze del sangue di ogni stirpe, con le loro passate azioni eroiche erano di stimolo e di esempio ai giovani, ed attraverso il culto di quel fuoco già si percepiva una dimensione che andava al di là della vita del singolo, oltre le barriere del tempo e della morte.
Armonia ed ” alleanza ” tra gli uomini e gli Dei, sacralizzazione di ogni attività ed impresa umana attraverso l’efficacia del rito, la scrupolosa attenzione nel conformare il proprio agire alla volontà divina, potenza e grandezza come destino ineluttabile e fatidico : tutto ciò vivevano i nostri antenati come ” religio “.

Di contro a tanta ” devotio ” ed a tanta ” pietas ” cos’è diventata oggi la religione? Dal punto di vista propriamente sacrale e nei riguardi del singolo, una sovrastruttura sempre più umanizzata priva di qualunque effettivo potere catartico, incapace di far da diga alle forze della dissoluzione, atta unicamente, nei casi migliori, ad appagare sentimentalmente i bisogni di anime sofferenti ed angosciate. Del resto nella vita contemporanea è palese l’assenza di qualunque motivazione profondamente religiosa, l’adesione alle varie forme di culto è quasi sempre puramente formale o motivata da un ipocrito perbenismo borghese. L’ignoranza di qualunque principio metafisico ed il rifiuto di qualunque autorità gerarchica determinano la caduta in un individualismo emotivo e materialista con il quale ognuno si costruisce l’immagine di Dio che più gli aggrada senza alcun riferimento superiore dato che le valenze propriamente mistiche, punto più alto raggiungibile da una religione dualistica, sono pressochè scomparse o comunque così ridotte da essere ininfluenti. Infine, per quanto riguarda il rapporto tra religione e mondo moderno è sempre più evidente la contaminazione con le influenze più dissacratorie del laicismo, venendo meno ogni rigore dottrinario e principio gerarchico , cadendo così in un sentimentalismo vago e nebuloso che nulla ha a che fare con una autentica spiritualità..

VIATOR

Sacrificio

 Augusto Pontefice Massimo

                 Sacrificio

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