Crollano le Torri

Categorie:Filosofia
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Il Vecchio della Montagna si destò: mirò il piano e la febbre del piano, percorse cogli occhi torri e pinnacoli, tracciò sulla terra secca uno strano segno, e così parlò nella notte: come in una falsa notte una falsa tregua, così in questa lunga agonia secolare i costruttori di torri fanno nidi al vento della loro stoltezza: ma ad ogni soffio di nuova tormenta precipitano le torri.
O costruttori di torri, precipitano le torri…
Da secoli tessete l’inganno, il vostro inganno, ed i secoli vi divorano; in fondo ai secoli, nell’invisibile deserto che corre parallelo alla vostra strada corrotta e titubante, sta l’eternità, costruttori di torri, o costruttori di torri…
Ogni torre è un verme e tutti i vermi sono milizia del Gran Vermo che tra le maglie della vostra favola buia saetta morte e disfacimento. Vi piacque ignorare che tutto qui è nulla. Vi piacque dimenticare che il pensiero è soltanto una breve scala che sbocca sulle pareti del Grande Abisso, e avete, per secoli, incatenata la ragione all’illusione di ragionamenti sterili e di false filosofie. Vi piacque agire come in un circo ove la meta è un dito che solca la polvere, e il compenso è un battere di palme, e avete così creato una foresta di idoli lignei, di sterpi foschi, di alberi senza midollo.
E in mezzo a tanto obbrobrio, in mezzo a tanto vuoto, voi agitate le vostre catene in giubilo di libertà, voi, schiavi di nascita e schiavi d’elezione, creatori di palpiti effimeri: voi, costruttori di torri, non scorgete il sorriso del Gran Vermo che, accosciato sulla soglia dell’antro, guida il vostro gioco e smuove il vostro furore. Vi fu data, uomini, la stazione eretta perché il vostro occhio percepisse tra i vortici di polvere terrena la visione del Sopramondo che corre come un oceano di fissità intorno al vostro pianeta immobile, o costruttori di torri: ma per guardarvi vi siete inginocchiati, e invece della Grande Luce vi siete accaniti sulla vostra ombra per rinverdire i meandri di un piccolo mondo, tra i balzi di una luce che sorse quando voi la voleste, o costruttori di torri…
Avevate in voi il seme di altri mondi e lo lasciaste ammuffire, e nella fioritura parassitaria coglieste nuove vesti per vecchi cadaveri, o costruttori di torri: poiché cadaveri siete in rigoglio di vermi, e tutte le vostre resurrezioni sono essi che le compiono, i vostri santi padroni, i santi vermi: pregateli a ginocchio tra le vostre catastrofi, i vostri abissi, i vostri paradisi: ma pregateli, pregateli: “Santi Vermi, noi uomini, noi costruttori di torri, noi vogliamo superare noi stessi restando quel che siamo, noi vogliamo creare un sopramondo in noi colle nostre mani, coi visi sepolti nella nostra ombra chiusi nell’arco delle nostre mani che fanno muovere i cieli e la terra; poiché la terra si muove, o Santi Vermi, la terra si muove: la vediamo noi muovere muovendoci, tutto si muove quando noi ci muoviamo e quel che l’uomo vuole Iddio lo vuole, nostri santi padroni, beati Vermi. Noi vogliamo impressa da per tutto la nostra effigie. Noi siamo ciò che è, o Santi Vermi: noi siamo vermi: qui non ci sono uomini: qui ci son vermi. Ogni specchio d’acqua riflette un verme, ogni plaga di cielo un verme. Vermi siamo, o Santi Vermi, vermi tutti e nulla più”.
Cosi pregate nel pullulio parassitario che galvanizza il vostro torpore di cadaveri allineati in postura di vita, voi costruttori di torri, già morti da secoli. Poiché, costruttori di torri, l’uomo non esiste più da secoli: il mondo in cui rugge tanto ruggito non è che un cimitero ove i Santi Vermi cantano il canto…
Costruttori di torri, le vostre teste che non mirano più in alto sono già tese sull’asse della grande mannaia e un solo colpo, un brevissimo colpo, staccherà da un corpo cosi immane una così piccola testa.
O costruttori di torri, vi è chi gioca per voi: il Gran Vermo accende le vostre torce colla sua lingua forcuta suscitatrice di tutte le aurore umane: è il Gran Vermo che v’ha dato l’acqua perché vi affondiate gli occhi in vertigine di conquista, è il Gran Vermo che v’ha dato uno specchio cosi pieno di terre e golfi, ove i vostri occhi ricercano nuovi labirinti, sempre più fitti labirinti. Perché il Gran Vermo è anche il Gran Pescatore e – aguzzate le orecchie, o costruttori di torri – per un sol pesce che rompe la rete e guizza fulmineo de flumine in coelum il Gran Vermo agita lo specchio e più grandi retate egli coglie e vuota sul lido occidentale. Così, o costruttori di torri, non vi dico “Fermatevi”, e non vi dico “Volgetevi”. non vi dico “Cercate di sollevare il capo e drizzatelo verso la Prima Meta”. Non vi dico questo, o costruttori di torri, poiché voi non potete più, non dovete più udire la voce vera, la voce pura. Ma vi dico: Sempre più rapidi, sempre più in basso, bruciate le mete, rompete tutte le dighe: eccolo, o costruttori di torri, l’oceano scatenato; per voi, cavalcatori di vortici, l’oceano scatenato è sabbia sotto il vostro zoccolo rampante.
Sempre più forti, sempre più rapidi, sempre più in basso. Il Gran Vermo sa che il gioco volge alla fine, che la fossa si colma e che quando l’equilibrio sarà realizzato, allora, o costruttori di torri, si stenderà l’ultima oasi, la pianissima terra, l’Ultima Terra. Questo sa il Gran Vermo, e non può non saperlo, o costruttori di torri, poiché egli obbedisce fedelmente, e siccome non gli è misurata la catena, neppure a voi egli misura la catena.
O costruttori di torri, correte allo sfacelo con ali sempre più rapide, con orgoglio sempre più teso: la fossa deve essere colmata. Quindi, o costruttori di torri, cogliete tutti gli allori delle vostre conquiste: voi che siete riusciti a far girare la terra girando voi stessi, riuscite a fermare i cieli fermandovi voi stessi. Ed è a questo punto, o costruttori di torri, che il vostro gioco sarà finito: e tutte le macchine di metallo che avete cosi laboriosamente elevati accanto ai vostri pensieri saranno l’ultima corona della vostra ultima vigilia di guerra. Dell’ultima vostra guerra profana, schiavi e figli di schiavi.
Correte dunque, correte: dietro lo sterco degli artisti, dei filosofi, degli scienziati, dei politici, dei rivelatori, dei superatori; correte e fiutate.
Per essere liberi dalla sola legge, che è l’unica libertà, avete creato la frusta assidua che vi flagella da secoli, dai secoli impuri che videro sorgere la filosofia, l’arte, la scienza, la cultura, la civiltà. Non vi sono cadaveri che per i cimiteri e non vi sono vermi che per i cadaveri: così, costruttori di torri, cadaveri, avete prima alzato i vostri patiboli, poi le vostre corde, e vi siete impiccati in tripudio di libertà. E voi che avete negato la Vera Legge, quella che sola vi dava la possibilità del Sopramondo, ora obbedite, e da secoli, alla legge del Gran Vermo, e superuomini del nulla, porgete le vostre guance alla frusta dell’idolo buio, del verme filosofo, del verme artista, del verme scienziato, del verme politico, del verme progresso.
Così, costruttori di torri, figli del Gran Vermo, schiavi del Grande Schiavo in giubilo, voi vermificate. E continuate sempre, o costruttori di torri, ché la fossa si sta colmando e s’ha bisogno di concime per il nuovo albero che è già formato e che balzerà fulmineamente dalla vostra fine.
Questo io vi dico, o costruttori di torri, ora che il sole rischiara un’altra terra che non è più vostra, poiché la vostra terra si muove, o costruttori di torri, e il sole rischiara soltanto terre immobili, terre emerse dalle acque che scorrono in un alveo che le contiene e le ferma.
La vostra terra si muove da quando voi vi muoveste, da quando il Gran Vermo vi suggerì che i cieli si cercano per le vie della terra e al lume di luci profane portate da mani profane: e, padroni del piccolo gioco, voi curvaste la fronte al brulichio degli specchi sorti al tocco della vostra sete. Nacquero i filosofi e costellarono di tempi le vie della terra: le vie antiche si popolarono di edicole ove il verme del pensiero allineava le sue teorie di feticci. Nacquero a paro gli artisti, e picchiettarono di calli le vie della terra, e dissero all’uomo:
“Mirati uomo: ché più dell’uomo?”.
Vennero gli scienziati, e triturarono la polvere, e indagarono gli specchi, e sugli specchi lanciarono fiammelle.
Vennero i politici e saldarono regni e imperi alle ali dei topi volanti vespertini; crepuscolarmente terminarono quel che crepuscolarmente avevano cominciato. Così di miraggio in miraggio siete giunti all’ultimo balzo, sempre più ricchi di effimere aurore, prestando l’orecchio insaziabile alle voci di tutti i barbari che sacrificavano l’ultimo vate, Dante, sull’ara postribolare della estetica, della storia e della filosofia. Per sei secoli, o costruttori di torri, avete crocifisso l’ultimo vate: ma, vermi, lo zoccolo è troppo alto per la vostra piccola voracità di parassiti. Vi sono tante case, o costruttori di torri, che le vostre mani non sfioreranno, voi cercatori di fantasmi: e Dante voi non lo sfiorerete nonostante gl’innumerevoli tabernacoli eretti lungo una via che molti secoli hanno battezzato colla loro indagatrice imbecillità.
Uomini imbecilli, vi dico che di tutto siete capaci fuorché di essere degli uomini e che, fuori del Tempio, il Tempio rimane intatto perché sfugge ai vostri brancolamenti, o uomini imbecilli.
Voi non avete più mani per la spada: i vostri re, costruttori di torri, sono dei residui politici, delle briciole sopravvissute alle tavole dei plebei, poiché sono i plebei che reggono il mondo, i plebei che dettano legge, essi, capi di vermi, ai vermi. Voi non avete più mani per lo scettro, i sacerdoti hanno abbandonato il tempio… Nella luce della terra essi cantano i bagliori della Grande Gemma che non è più che la Grande Pietra. Le vie del vostro mondo formicolano, o costruttori di torri, di plebi variegate: la plebe del pensiero, la plebe dell’arte, la plebe del reggimento politico, la plebe dell’industria.
La liberta vostra, o schiavi, non conosce più limiti: la Scienza tesse miraggi e spaccia leggi e gioca al crollo dei ponti: la Filosofia indaga tra i vecchi sterchi sapienti fornicando colla Storia in stellare concubinaggio: l’Arte colma tutti i vuoti cingendo tutte le sfrondate corone: e la Politica segue nelle stalle, plaudendo, i carmi della plebe ubriaca, imbastendo democrazie in veste di repubblica e in veste d’impero. Il Vermaio sta cosi raggiungendo l’acme del brulichio: ideologie, idologie, poesie, leggi, repubbliche, imperi, rivelazioni; tutto è tentato. In un mondo ove non v’è più né Pastore né Cesare, sorgono effimeramente pastori urlatori e cesari urlatori.
Urlate, o costruttori di torri, ché il Gran Vermo vi allunga la catena per raggiungere più vorticosamente lo sgambetto finale. La plebe trionfa nei ninnoli meccanici diventando polvere sull’erbe, sui fiumi e sulle rocce. La plebe infine trionfa nei templi e su pei troni. Si urla per sopraffare la vertigine del vuoto che s’intravvede in tanta febbre d’esili ponti: si urla per nascondere la paura e la vergogna, poiché, o costruttori di torri, voi avete paura e vergogna, paura di non essere nulla e vergogna di credervi tutto.
Ma la vostra fine è vicina, costruttori di torri, il galoppo dei vostri idoli non vi nasconda il gran silenzio che s’apre floralmente, come le belle voragini, al crollo dei secoli bui, dei secoli nuovi, dei secoli ultimi. Voi finirete tra breve, o costruttori di torri, e tutte le vostre torri si schianteranno come un cuore secco, un cuore inaridito, un cuore d’argilla da cui la vita ha tolto e sangue e polso. I1 Gran Vermo veglia alla vostra fine e quando il brulichio vermicolare sarà spento, allora, nel Grande Equilibrio, risorgerà l’Ultimo Giorno, costruttori di torri, o costruttori di torri.

Zero

Dalla Rivista “La Torre”
a cura di J. Evola – anno 1930 n. 1

Adattatamento e revisione a cura di VIATOR

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