Costantino. La fine dei valori di Roma

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La Tetrarchia.

Nel 286 Diocleziano associa Massimiano al principato ed entrambi assumono il titolo di Augusto. Il primo era contraddistinto dall’attributo di Iovius ed il secondo di Herculius stabilendo una superiorità del primo sul secondo.
Nel 293 vennero nominati, come secondi princeps (Cesari) Galerio Valerio Massimiano (da Diocleziano) e Flavio Giulio Costanzo Cloro (da Massimiano suo Prefetto del Pretorio). Successivamente i due Augusti (nel 305) abdicarono a favore dei due Cesari e vennero nominati a loro volta da Diocleziano due nuovi Cesari: Severo e Massimino Daia.
Nel 306 Costanzo Cloro morì: Costantino si fece proclamare dalle truppe suo successore come Augusto: chiaramente un’usurpazione. Galerio si oppose e nominò suo collega con il titolo di Augusto il Cesare Severo. Nello stesso anno Massenzio, figlio legittimo di Massimiano, si ribellò alla presa di potere di Costantino e si fece nominare Princeps a Roma. Costantino era figlio di Elena che, prima del 280, divenne concubina, ovvero moglie morganatica di Costanzo Cloro (morganatico è il matrimonio tra due persone di diverso stato giuridico con il patto che uno dei coniugi o l’eventuale prole non vengano ad assumere la posizione sociale del coniuge di livello più elevato) . Era una Stabularia (addetta alle stalle nelle stazioni di cambio dei cavalli). Successivamente Costanzo Cloro sposò Teodora, figlia di Massimiano. Galerio proclamò allora Augusto Severo, il quale mosse contro Massenzio; Massimiano accorse in aiuto del figlio Massenzio ed ottenne l’abdicazione di Severo. Successivamente Massimiano essendosi messo in contrasto con Galerio cercò la neutralità di Costantino dandogli per sposa sua figlia Fausta e respinse con suo figlio l’esercito di Galerio. Essendosi poi messo in contrasto con Massenzio raggiunse suo genero Costantino e si fece proclamare imperatore, ma, per questo, Costantino dopo la sua cattura, lo costrinse al suicidio (da notare che Costantino e suo padre dovevano il loro potere a Massimiano).
Si imponeva quindi la guerra contro Massenzio preceduta da una adeguata propaganda imperiale: ad esempio nelle monete coniate appariva sul rovescio Sol Invictus come Comes, ovvero compagno di Costantino, egli infatti cercava un legame con una singola precisa divinità. Successivamente alla sconfitta di Massenzio, Costantino identificò l’ente supremo, suo divino compagno con Gesù Cristo (o, forse la sua adesione al cristianesimo lo era sin dal principio) e coniò monete raffiguranti lo stendardo imperiale sormontato dal monogramma di Cristo ( X – R) – il labarum. Ma già precedentemete la raffigurazione sulle monete di Sol Invictus poteva essere interpretata come Cristo che aveva l’epiteto di Sol salutis o Sol iustitiae.

Nel 315 accanto alla raffigurazione dell’elmo dell’imperatore sulle monete appare raffigurato il monogramma cristiano. Già nel 312, quando entrò a Roma non sacrificò a Giove Ottimo Massimo, come ringraziamento, secondo la consuetudine, prendendo quindi posizione nei confronti dei culti tradizionali. L’iscrizione apposta sull’arco di trionfo riferiva che aveva agito “istinctu divinitatis” una frase ambigua che poteva essere interpretata favorevolmente da pagani e da cristiani. Rimase a Roma solo per due mesi.
Nonostante il cristianesimo fosse ancora una minoranza senza peso politico, sociale o culturale, in pochi anni emise una serie di disposizioni che permisero alla chiesa di assumere una posizione di privilegio e di fatto avevano lo scopo di convertire l’impero al cristianesimo. Concessione dell’immunitas ai clerici (CThXVI2,2 e XVI 2,1; Eus. H. e. X 7), manumissio in ecclesia (CTh IV 7,1), episcopalis audientia (CThI 27,1), testamenti factio passiva (CTh I 27,1). Esenzione dagli oneri gravosi per gli ecclesiastici, mentre venivano mantenuti per i cittadini comuni che ricoprivano cariche pubbliche. Possibilità per chi lo volesse di appellarsi, rispetto a un verdetto emanato da una giudice ordinario, al tribunale di un vescovo: l’autorità ecclesiastica poteva aggirare le leggi dello stato. Adozione del ciclo settimanale ebraico ( ma con riconoscimento della santità della domenica – feria publica, che successivamente da dies solis cambierà in dies dominicus) . Costruzione di numerose sontuose basiliche cristiane ( es: S. Croce in Gerusalemme, San Pietro – Roma). Veniva così riconosciuta un’organizzazione religiosa, l’Ecclesia Catholica (ovvero ufficiale, universale) come entità parallela allo Stato, cosa impensabile col paganesimo. I cristiani avendo raggiunto una tale autorità si affrettarono a dare disposizioni per fare in modo che non si avessero più diserzioni nell’esercito (contrariamente a quello che avevano sempre fatto nei secoli precedenti).

Nel 325, al Concilio di Nicea, l’amministrazione imperiale venne affiancata da una struttura religiosa che faceva perno sul vescovo come agente politico e che, di fatto, modificava profondamente i valori sui quali si fondava lo Stato introducendone dei nuovi valori antitetici: lotta contro le eresie, repressione dei non cristiani e conversione dei popoli (barbari, asiatici, ecc) al cristianesimo.
Nel 325 fece coniare monete con l’effigie della madre Elena nel frattempo da lui proclamata Augusta.
Nel 326 fece assassinare il figlio Crispo e la moglie Fausta (figlia di Massimiano). Per fondare un’altra capitale (Costantinopoli) da contrapporre a Roma, che gli era ostile poiché conservava profonde radici pagane, mise in crisi le finanze dello Stato. Per Costantinopoli sceglie liturgie cristiane e cristiani per l’educazione dei figli. Accentuò il carattere autocratico del monarca: il consistorium (insieme dei collaboratori civili e militari del princeps) divenne il massimo organo dello Stato, il senato (tradizionalmente pagano) venne completamente esautorato.

Darius

Abbreviazioni
CTh Codex Theodosianus
Eus.H Eusebius Caesariensis – Historia Ecclesiastica

Bibliografia
R. Dossier — Le invasioni barbariche – Storia Universale Rizzoli — Larousse. Milano 1965
A. Marcone — Costantino il Grande — Laterza – Bari 2000
S. Mazzorino — L’Impero Romano Diritto romano ed identità cristiana. A cura di Alessandro Saggioro. Carocci Roma 2005

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